aggiornamenti da Pesaro il 4/12/14

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Alla presenza di un centinaio di persone S.E. Mons. Piero Coccia saluta personalmente gli ospiti provenienti dal territorio ma tra loro c’è anche il nostro presidente AIPEC Livio Bertola. 

Il prof. Gianluigi Storti (direttore problemi ufficio sociale del lavoro arcid. Pesaro) coordinatore del convegno, introduce i lavori ricordando che il convegno è il risultato della sollecitazione dell’arc. Mons. Coccia, risultato di rapporti allacciati tra le organizzazioni di ispirazione cristiana, insieme per trovare una via di speranza. Non esiste una situazione drammatica dove non sia possibile fare qualcos!

Mons. Coccia  fa presente che le tre diocesi prendono a carico il tema del lavoro che nel territorio è diventato oggetto di notevoli sofferenze e da qui lascia il “testimone” velocemente agli ospiti.
Inizia l’apporto degli invitati che come un ventaglio aprono un dialogo di reciproco ascolto, così si compone un convegno ricco di spunti di riflessione che possono poi dar origine a nuovi percorsi.

Prima della visione del documentario STORIE del TG2 in cui viene raccontata l’esperienza dell’Economia di Comunione e di alcuni imprenditori, Livio Bertola mette luce su come una “minoranza profetica” diventa spesso foriera di grandi cambiamenti – marcia del sale di Gandhi – successivamente attinge ad un racconto di Sant’Agostino: la speranza, dice ha due figli bellissimi la rabbia e il coraggio che di fronte alle situazioni di ingiustizia  reagisce con il coraggio e con la voglia di voler fare. L’indignazione è stata la molla che lo ha messo  in gioco ed AIPEC lo strumento per far emergere il tantissimo bene che c’è nelle persone/aziende per poi mettere in comune i talenti ed essere generativi nella comunione.

Pierpaolo Inserra – ricercatore che si occupa di fatti sociali ed esperto in progettazione territoriale ha fondato il distretto integrato di economia sociale. Incalza dicendo che sono sempre pochi i momenti in cui ci si incontra e il suo augurio è che questa intuizione vada avanti e diventi progettazione creativa, mettendo insieme valori spirituali e approccio culturale. Riporta un dato inquietante: la provincia di Pesaro è quella che in Italia ha pagato di più in questa crisi (sole 24ore secondo il CENSIS). Analizza alcuni indicatori di peggioramento della vita nella provincia. Auspica di rivedere alcuni dei relatori per poter dialogare con maggior profondità. Poi spiega che il distretto è un modo per riflettere su nuovi approcci che non possono escludere in nessun caso la necessità di lavorare insieme. Suggerisce poi alcune parole: partecipazione – umanesimo – possibilità di reinvestire sul mercato locale etc… Auspica infine che si possano fare due passaggi concreti il distretto deve diventare il contenitore in cui possiamo trovarci tutti, un sistema aperto, dobbiamo lavorare sulle connessioni.

Carlo Renzi – giovane amministratore di Geocom Italia srl –  società che si occupa di trovare  per le aziende Italiane altri mercati. Dona la sua esperienza di studente all’università a Milano fino al lavoro a Pechino con semplicità e slancio, poi l’incontro con chi gli chiede di capire quel che sa fare gli apre una sfida che raccoglie con un altro giovane e che ha dato l’impulso per far nascere l’azienda che ora portano avanti. Infine suggerisce di sostituire la parola “impossibile” con “nonostante” affinchè nessun alibi possa fermarci nel superare le difficoltà che si presentano.

Salvatore Giordano di CONFINDUSTRIA di Pesaro auspica che si faccia di più con meno e che il livello delle disuguaglianze venga superato. Offre spunti di riflessione sull’incidenza del  “familismo amorale, ricorda del problema della richiesta di lavoro per 700mila persone e di aziende che non trovano lavoratori, bisogna cercare di favorire questo processo di allineamento. Oggi il nostro modello di capitalismo ha un dato che fa riflettere: il 60% dei nuovi occupati li danno le start-up esperienze piccole che individuano bisogni.

Infine Sauro Rossi – segretario CISL Marche. Traccia un interessante excursus di pensiero sino a giungere alla necessità di dare spazio ad un’idea di economia diversa citando l’edc quale valido esempio.  Sul piano esperienziale poi suggerisce di lavorare per cambiare la concezione di impresa: creare comunità di persone che rappresentino il bene sociale anche attraverso reti territoriali. Affinare professionalità, talenti, creando ricchezza. Obiettivi condivisi e quel che si ricava deve essere una equa ripartizione. Ogni realtà deve ragionare sulla porzione d’impresa che viene ridistribuito. Lancia poi una sfida: provare a passare dalla solidarietà – entità tra diversi – alla fraternità – differenza tra identici: sfida. Da competizione a cooperazione.

Gli interventi dal pubblico hanno confermato che i temi trattati sono stati di grande interesse ed ora in molti auspicano che si vada avanti per far convergere sempre più le reciproche conoscenze in atti rivolti verso una economia sempre più a misura d’uomo.   

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