Valori economici, valori e basta/2 – Più appagante di una Ferrari, più remunerativo di fare il dirigente
di Benedetto Gui
pubblicato su La Difesa del Popolo l’ 11/1/2015
«Il terremoto dell’Emilia ha colpito anche uno dei nostri impianti. Ai lavoratori è stato concesso un rinvio dei contributi sociali a loro carico, ma, arrivati a fine anno, dovevano versare il dovuto, quasi un’intera mesata di stipendio. Ne abbiamo parlato in casa – la nostra è un’impresa familiare – e abbiamo deciso di farci carico di quella cifra noi proprietari, sotto forma di un premio di produzione. Un amico mi ha fatto notare che con quei soldi avrei potuto comprarmi una Ferrari. Gli ho risposto che la scelta fatta mi dava più soddisfazione».
Commento n° 1.
Una volta soddisfatti i bisogni essenziali, le scelte di consumo sono largamente guidate da fattori simbolici ed espressivi. Una Ferrari non la si compra certo per le sue funzionalità (è piuttosto scomoda e deve stare in coda e rispettare i limiti come le altre auto), ma per comunicare qualcosa a se stessi e agli altri. Lo stesso vale per la scelta di dedicare l’equivalente di una Ferrari al benessere e alla serenità di una comunità di persone. E allora la differenza dove sta? Nel fatto che con le nostre capacità, le nostre risorse, le nostre scelte economiche, possiamo comunicare cose molto diverse.
Lussi da imprenditori, che possono permetterselo, penserà qualcuno. Non è così! sembra dire un libretto dall’apparenza insignificante regalatomi da un amico, nel quale racconta la sua vita e il senso che ha cercato di darle. Sui trent’anni era responsabile commerciale di una piccola impresa; ma questa voleva una fetta troppo grande della sua vita. Vince un concorso pubblico e accetta una paga inferiore del 60 per cento, il tutto con due figli piccoli e una moglie casalinga (ma d’accordo con questa decisione). Il tempo liberato è andato alla famiglia e a varie altre attività, tra cui un gruppo musicale che negli anni ha portato decine di giovani ad annunciare il vangelo in giro per l’Europa, coinvolgendoli in una preziosa esperienza di fraternità cristiana. E i conti familiari? Sobriamente in ordine, salvo alcuni momenti cruciali (come quello di cambiare l’auto o di aiutare il figlio maggiore a metter su casa), in cui – con sorprendente puntualità e in forme imprevedibili – quanto serviva è piovuto dal cielo, tramite i beni o il lavoro volontario di parenti e amici.
Commento n° 2.
Quelli che si comprano al supermercato o in qualche ufficio vendite sono solo una parte dei beni di cui abbiamo bisogno. Altri “beni” li si

ottiene (e li si produce) attraverso relazioni di qualità in famiglia, nella vita associativa, nei rapporti amicali o di vicinato. Ingredienti essenziali sono una certa quantità di tempo e un atteggiamento di accoglienza e di apertura verso l’altro. Nella nostra società questi “beni relazionali” sono sempre più scarsi, ma tutta l’attenzione va per ottenere beni di quell’altro tipo. Il mio amico ha scelto di procurare a se stesso, ai suoi familiari e a tanti giovani un “paniere” di beni più equilibrato, più adatto a una crescita umana integrale (che è la vera finalità anche
dell’economia). Il tutto arricchito di beni spirituali.
PS. Non ho voluto riportare nomi, ma per chi fosse interessato a notizie sul primo fatto citato si possono trovare inhttp://www.chimarimballaggi.it/meeting-di-fine-anno/, mentre il titolo del libro è “Io sono, tu che mi fai”, edizioni Lief, Vicenza, 2014.





