Programma Fare Sistema Oltre l’Accoglienza (FSOA)

FSOA è un progetto ideato da AMU-Azione per un Mondo Unito-Onlus, Organizzazione Non Governativa di Sviluppo (ONGs)  impegnata dal 1986 a costruire un mondo più unito, attraverso la realizzazione di progetti di cooperazione internazionale ed educazione alla cittadinanza globale in diverse parti del mondo, in particolare in contesti con maggiore vulnerabilità, di cui AIPEC è da sempre sostenitrice.

Il programma promuove l’inserimento sociale e lavorativo di persone vulnerabili, italiane e straniere, tramite una rete di attori locali costituita da aziende, famiglie, associazioni e operatori impegnati nei processi di inclusione.

In un articolo del 3 maggio 2022, a cura di Michela MicocciEmiliano Darini, collaboratore di Fare Sistema nell’ambito dell’iniziativa finanziata dal fondo FAMI, spiega l’importanza dell’aspetto lavorativo nel perseguimento dell’autonomia per i ragazzi seguiti da  FSOA.

Qual è il ruolo di Emiliano Darini?
Segue i ragazzi di FSOA occupandosi di attivare i loro inserimenti lavorativi a Roma e provincia, supportandoli anche nella ricerca di una casa, nelle piccole spese legate all’abitazione, e nel conseguimento della patente di guida.
Lavoro e abitazione sono identificati come i due pilastri su cui fondare i primi passi di un percorso di autonomia e inclusione.

Cerco di capire quali sono le competenze acquisite durante la loro vita prima di arrivare in Italia o anche prima, e i loro desideri. Dopo questo passaggio individuo delle possibilità lavorative da proporre loro, e faccio da mediatore con le aziende”. In questa fase ci sono delle difficoltà da affrontare e superare, prima fra tutte quelle legate alla lingua, “la barriera linguistica è l’ostacolo più grande. Il ragazzo che già conosce bene l’italiano può intraprendere percorsi più qualificanti” che gli arrechino anche una maggiore soddisfazione. “Il mio lavoro – spiega meglio Emiliano consiste nel garantire ai ragazzi un supporto continuo durante tutto il percorso di inserimento in azienda, orientandoli e procedendo, laddove sia necessario, a delle mediazioni”

Con questo progetto, inoltre, Fare Sistema ha la possibilità di far iscrivere i ragazzi alla scuola guida, e il compito di Emiliano, anche in questo caso, è quello di “mediare e capire se hanno la necessità di conseguire magari altre patenti, come quella per i muletti, che possano tornare utili sul lavoro o aggiungere una competenza in più nella ricerca di un’occupazione”.

Dunque, non si tratta mai di sostituirsi a loro, ma di renderli responsabili e capaci di muoversi in autonomia.

Approfondisci nell’articolo!

Fonte: Fare Sistema oltre l’Accoglienza

 

Emiliano Darini - progetto FAMI

L’aspetto Lavorativo In Fare Sistema. Emiliano Darini: “Il Lavoro È Fondamentale Per Il Raggiungimento Dell’autonomia”

Lavoro e abitazione sono i due bisogni primari su cui lavora Emiliano Darini, collaboratore di Fare Sistema nell’ambito dell’iniziativa finanziata dal fondo FAMI : “Individuo dei possibili inserimenti lavorativi (tirocini o contratti) da proporre ai ragazzi, e faccio da mediatore con le aziende, tenendo conto di competenze e desideri dei ragazzi in questo che è un passo fondamentale per il raggiungimento dell’autonomia”

Emiliano Darini si occupa principalmente di attivare inserimenti lavorativi per i ragazzi seguiti da Fare Sistema a Roma e provincia, e li supporta anche nella ricerca di una casa, nelle piccole spese legate all’abitazione, e nel conseguimento della patente di guida. Un compito articolato che implica come primo passo quello della conoscenza dei ragazzi stessi, delle loro competenze e dei loro bisogni, a partire dal lavoro e dall’abitazione che sono, infatti, i due pilastri sui quali fondare i primi passi di un percorso di autonomia e inclusione.

“I bisogni che emergono dal contatto con questi ragazzi sono molteplici. Sicuramente però il lavoro è una priorità”, racconta Emiliano. Avere un contratto è fondamentale per poter affittare un appartamento. Tra le attività di Emiliano c’è quella, appunto, di attivare supportare i ragazzi nel trovare un lavoro: “Cerco di capire quali sono le competenze acquisite durante la loro vita prima di arrivare in Italia o anche prima, e i loro desideri. Dopo questo passaggio individuo delle possibilità lavorative da proporre loro, e faccio da mediatore con le aziende”. In questa fase ci sono delle difficoltà da affrontare e superare, prima fra tutte quelle legate alla lingua, “la barriera linguistica è l’ostacolo più grande. Il ragazzo che già conosce bene l’italiano può intraprendere percorsi più qualificanti” che gli arrechino anche una maggiore soddisfazione. “Il mio lavoro – spiega meglio Emiliano consiste nel garantire ai ragazzi un supporto continuo durante tutto il percorso di inserimento in azienda. orientandoli e procedendo, laddove sia necessario, a delle mediazioni”.

E una mediazione importante c’è stata nei mesi scorsi, quando Emiliano ha spiegato ai ragazzi che senza la vaccinazione anti-Covid non era possibile continuare a lavorare. Ci sono state, in alcuni casi, delle resistenze. Come sei riuscito a impedire che i ragazzi perdessero l’occasione dello stage? “Con una complessa opera di mediazione, appunto, perché si trattava di rompere degli stereotipi culturali. Io ho spiegato loro le implicazioni lavorative della mancanza di vaccinazione, ma non potendo parlare dell’ambito sanitario, non essendo un dottore, li ho messi in contatto con un medico di famiglia, che è stata sicuramente la persona più idonea a rispondere alle loro domande e sciogliere i loro dubbi”.

Ci sono anche altri settori in cui Emiliano segue i ragazzi in questo progetto FSOA: il supporto nella ricerca di una casa, le spese legate alla gestione di quest’ultima, come le bollette o l’acquisto di elettrodomestici o di altri oggetti necessari in un’abitazione: “Ho spiegato a tutti i ragazzi quali documenti mi devono portare per avere il rimborso quando effettuano queste spese”. Con questo progetto, inoltre, Fare Sistema ha la possibilità di far iscrivere i ragazzi alla scuola guida, e il compito di Emiliano, anche in questo caso, è quello di “mediare e capire se hanno la necessità di conseguire magari altre patenti, come quella per i muletti, che possano tornare utili sul lavoro o aggiungere una competenza in più nella ricerca di un’occupazione”. Dunque, non si tratta mai di sostituirsi a loro, ma di renderli responsabili e capaci di muoversi in autonomia.

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