Articolo a cura di Francesco Ferrandino pubblicato su ilgolfo24.it

Si è svolto a Forio il convegno dell’Aipec sull’economia civile e di comunione. Un messaggio di imprenditorialità virtuosa per le aziende della nostra isola.
<span class="entry-title-primary">Impresa e felicità, anche a Ischia si può</span> <span class="entry-subtitle">Si è svolto a Forio il convegno dell’Aipec sull’economia civile e di comunione. Un messaggio di imprenditorialità virtuosa per le aziende della nostra isola</span>

FORIO. Un sogno, ma anche una sfida per arrivare a realizzarlo. Fare impresa mettendo al centro l’uomo e la sua felicità. È questo l’obiettivo dell’Aipec, l’Associazione italiana degli imprenditori per un’Economia di Comunione, illustrato durante il convegno tenutosi ieri mattina nell’incantevole cornice dei Giardini Ravini della famiglia D’Ambra e preceduto da una conferenza stampa venerdì sera al Torrione di Forio.
L’Aipec nacque quattro anni fa per iniziativa di Livio Bertola, imprenditore nel settore dell’indotto per l’industria automobilistica e motociclistica (Piaggio, Ferrari, Guzzi e Audi tra i suoi prestigiosi clienti e numerosi riconoscimenti anche da Confindustria), che durante il meeting ha raccontato la sua avventura di vita oltre che professionale, fino all’incontro col messaggio di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolarini e ispiratrice, 25 anni fa, del concetto di “economia di comunione”: una cultura economica improntata alla gratuità e alla reciprocità, proponendo e vivendo uno stile di vita alternativo a quello dominante nel sistema capitalistico, che provoca tuttora stridenti contrasti tra disperata miseria e sfrontate ricchezze. E l’esperienza di Bertola, presidente dell’Aipec, esemplifica pienamente questa cultura: l’azienda, ereditata da suo padre che la fondò nel 1946, viene intesa come una famiglia, in cui si è prima di tutto persone, e poi dipendenti con un proprio ruolo. «Abbiamo cominciato ad aprire la porta al prossimo, in modo letterale, accogliendo in casa nostra le persone e “adottando” le loro storie, compresi i dipendenti che lavorano nella nostra azienda», ha spiegato Livio, «per poi trasferire questo atteggiamento anche nell’azienda stessa».

Un atteggiamento che si è infatti concretizzato in ogni aspetto dell’impresa, a partire dall’aver assicurato lavoro a molti migranti sin dagli anni ’80, garantendo loro anche congrui periodi per poter far ritorno a casa e riabbracciare i loro cari, ma anche nel saper sostenere i non rari momenti duri che dal punto di vista economico si trova a fronteggiare chi sceglie di vivere l’impresa con i principi dell’economia di comunione. Uno dei temi dell’incontro è stato infatti costituito dall’analisi della concreta possibilità di affrontare il mercato in concorrenza con le altre imprese che mettono esclusivamente il profitto davanti a ogni altra esigenza. Profitto che non viene affatto demonizzato, costituendo il pane dell’impresa, ma che per i soci Aipec viene sempre e comunque dopo la felicità degli uomini, all’interno e all’esterno dell’azienda. L’amore per il prossimo si riflette così nella soddisfazione del cliente. Anche la vicepresidente dell’associazione, Ornella Seca, imprenditrice nel campo assicurativo, ha raccontato la sua esperienza, con le molte difficoltà superate grazie alla fiducia nella cultura del dare, che ha permesso di salvare il lavoro dei suoi dipendenti anche in momenti in cui la crisi economica e la concorrenza spietata non avrebbero lasciato ad alcun sindacato di proteggere i dipendenti dalla recessione. A sua volta Enrica Bruneri, anche lei impegnata nel settore dell’indotto automobilistico e componente del direttivo Aipec, è un esempio di tenacia uscita vittoriosa dalla crisi che nel 2008 aveva imposto la cassa integrazione a molti dei suoi dipendenti.  «C’è bisogno di una rivoluzione culturale per uscire da questa crisi economica e di valori, allo scopo di riequilibrare la distribuzione della ricchezza», ha spiegato Bertola, «e ogni rivoluzione è sempre iniziata da un pugno di persone: noi eravamo una decina quattro anni fa, e adesso siamo oltre duecento associati, tra cui molti noti imprenditori, come ad esempio Carlo Petrini, l’artefice di “Slow food”».

L’Aipec ha un’associazione “gemella” in Brasile, l’Anpecom, con analoghi obiettivi, a conferma dell’universalità dei valori che guidano gli imprenditori associati. Durante l’incontro è intervenuta telefonicamente anche Silvia Vacca, presidente della Scuola di Economia Civile, istituto che collabora strettamente con l’Aipec e che a sua volta tende a diffondere nel mercato, nelle organizzazioni e nelle imprese il paradigma economico-relazionale di un’economia centrata sulla reciprocità, sul bene comune e sulla persona che ne promuove la ricerca. La Scuola, che esiste da tre anni, si rivolge con particolare attenzione agli imprenditori e ai dirigenti delle imprese, ma anche a quelli delle organizzazioni senza scopo di lucro, di quelle a movente ideale e della pubblica amministrazione, offrendo corsi di alta formazione, ricerca e gestione imprenditoriale, e corsi per insegnanti scolastici. Più volte nel corso dei due giorni di convegno è emerso il nome del vero fondatore dell’economia civile, Antonio Genovesi, che nel 1755 divenne docente della prima facoltà di economia d’Italia, presso l’Università di Napoli. A dare sostegno concreto alle nuove aziende che intendono seguire i dettami dell’economia civile e di comunione, c’è una società cooperativa appena fondata, nel giugno scorso: la M.e.c.c., acronimo che sta appunto per  “Micro credito per l’Economia Civile e di Comunione”.

La domanda che i numerosi presenti in sala si attendevano, è stata posta dal moderatore, Pasquale Raicaldo: può l’economia di comunione portare ad effetti durevoli e mantenere competitive le aziende che ne abbracciano i principi, anche in una realtà come Ischia? La risposta, positiva, viene dall’ottimismo della ragione: sono molte le cose che non vanno nella nostra industria turistica, che anche a causa della sua marcata stagionalità può presentare ulteriori difficoltà nel preservare il benessere dei tanti che ne traggono sostentamento, ma le potenzialità e le persone di buona volontà non mancano: esempio di ciò, l’esperienza di Francesca Annunziata, imprenditrice isolana e delegata Aipec per la Campania. Ma anche di Luisa Pilato, che ha illustrato i quindici anni di storia della cooperativa Arké, operante sull’isola nel settore dei servizi socio-assistenziali: fra i tantissimi progetti realizzati, il recente impegno della lotta al gioco d’azzardo, piaga che negli ultimi anni ha colpito in modo pesante anche la nostra isola, mentre per l’immediato futuro c’è l’idea di un centro di assistenza per i disabili. In chiusura della mattinata, in risposta ad alcune domande del pubblico, Livio Bertola ha spiegato che dell’Aipec fanno parte anche diverse realtà medio-grandi: imprese con anche mille dipendenti e un mercato internazionale. «Siamo qui per convincere quanti si riconoscono nella cultura dell’economia di comunione ad unirsi a noi: solo “facendo rete” potremo estendere questo atteggiamento imprenditoriale, cosa che ci permetterà anche di dialogare con le istituzioni in prospettiva normativa, per alleviare gli ostacoli burocratici che troppo spesso strangolano le aziende», hanno concluso gli esponenti dell’Aipec.

06golfo_0809

CONDIVIDI › Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someonePrint this page